Il tempo della svolta

Come può questo momento surreale che stiamo vivendo, complice il Covid-19, essere il tempo della svolta?

In questo momento una quantità enorme di informazioni di tutti i tipi sta inondando le nostre case, i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre coscienze.

Lo scenario offre la possibilità di credere a tutto e al contrario di tutto.

Le emozioni fanno l’altalena tra lo sconforto e la paura per alcuni e la consapevolezza di una ritrovata dimensione più umana, tra gli affetti delle nostre case, per altri.

La mia esperienza personale di questi giorni è quella di uno stato di serenità e tranquillità che può sembrare quasi paradossale.

Proprio per questo mi sono interrogata molto sul motivo di questo stato d’animo quasi fuori luogo, anche se sempre ben accetto.

Come riuscire ad essere tranquilli e sereni in un momento come questo?

Mi sento serena forse perché penso che questo sia un’affare che riguarda solo gli altri?

In realtà sarebbe ingenuo pensare di poter essere esente dagli effetti di ciò che sta accadendo, soprattutto sul piano economico.

E allora, da dove arriva questo stato di “grazia”?

Questa è la risposta che è affiorata dentro di me e che condivido con chi legge.

Ci troviamo di fronte al tempo della svolta, ad un momento inevitabile per l’evoluzione collettiva, tante volte annunciato in passato e magari rimandato mentalmente, perché intenti a fare altro.

Ma alla fine eccolo qua!

Il tempo della svolta, per come lo intendo io, non è una punizione, ma un’opportunità.

Non è possibile passare ad un livello più elevato di esistenza senza lasciar andare qualcosa.

Questo richiede una scelta consapevole e una mente aperta.

Cosa ha funzionato finora e mi aiuta a crescere?

Quali sono le cose che mi tengono bloccato e non mi permettono di esprimere appieno me stesso?

Come posso lasciarlo andare o trasformarlo per essere libero e favorire il cambiamento?

Tutte queste domande sono la base di qualsiasi percorso di crescita personale.

Finora si è trattato di una scelta individuale decidere di porsele oppure no.

Tirare dritto con una specie di paraocchi e proseguire senza farsi domande, nell’illusione che fosse davvero possibile evolvere senza dover rinunciare a nulla.

Quello che sento e penso è che ora siamo passati dall’invito personale a quello collettivo e non è proprio più possibile procrastinare.

Ho sempre sostenuto che la realtà esterna fosse uno specchio nel quale riuscire a vedersi riflessi.

Strumento fondamentale per accorgersi cosa non va in noi e cosa sia necessario attivare per cambiarlo.

Se la realtà è uno specchio nel quale situazioni e personaggi raccontano la metafora della nostra vita, quello che vediamo ora ci mostra un blocco forzato di tutto.

Ha spento d’un tratto i ritmi frenetici delle nostre vite costringendoci a sostenere lunghi e per alcuni insostenibili momenti di vuoto, che ognuno può decidere come riempire.

La libertà di scegliere come farlo regna come sempre sovrana ed è importante che sia così.

Ma ovviamente la qualità di quello che scegliamo ha risvolti diversi anche sulla qualità del cambiamento possibile.

Parte in modo conscio e parte inconscio, penso di aver fatto questa scelta dentro di me.

Una scelta che mi fa sentire ancora più responsabile dei miei sentimenti e dei miei stati d’animo, verso me stessa e verso gli altri.

Una scelta che mi mette di fronte a quello che sento vero dentro di me e che è l’unica cosa che posso condividere davvero con gli altri, come atto umano e sociale.

Non posso evitare di passare attraverso le difficoltà della vita, ma posso scegliere con che animo lo voglio fare.

Scelgo di guardare l’opportunità di questo momento anziché la drammaticità, non perché io la stia negando, ma soltanto perché il modo in cui l’affronto sposta l’ago della bilancia dalla disperazione alla tranquillità.

Il filosofo latino Seneca definiva la serenità come una dolce condizione di quiete in cui non ci sono né esaltazione né depressione e indicava il conoscere sé stessi come la via per raggiungerla.

Non la conseguenza di una vita che scorre liscia senza intoppi quindi, ma il risultato di un’onesto guardarsi allo specchio, accettando quello che non può essere cambiato, dandosi da fare rispetto a quello che può e deve essere modificato e la capacità di riconoscere l’uno e dall’altro.

Sono consapevole che sia arrivato il tempo della svolta.

Mi sono a lungo preparata per questo momento e ora ho l’opportunità di mettere veramente a frutto il risultato del mio investimento esistenziale.

Decido di mettere da parte la paura e mi concentro sull’azione, perché soltanto l’unione di intenzione e azione produce la manifestazione.

E quello che desidero profondamente manifestare è una svolta verso una condizione di vita autentica, non un surrogato di essa, nella quale ci si possa sentire degni e fieri di esprimere la propria vera umanità.

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